Return to site

Quale Quoziente Inter-Culturale (CQ) serve in un mondo Digital?

Breve viaggio nel modello di Erin Meyer (INSEAD Business School – Parigi)

Se a noi Italiani parlano di differenze culturali ci viene immediato osservare che siamo nati in un contesto ricco di sub-culture, ciascuna quasi coincidente con il campanile del singolo villaggio. E subito ci tornano alla memoria antichi modi di dire che ci etichettano senza scampo …

Ma se tali differenze sono sempre esistite, perché oggi che abbiamo iniziato a viaggiare in altri paesi per lavoro il tema è così sentito? E si è coniato un termine impronunciabile (internazionalizzazione)?

Semplice, perché come la terra non ha tempo per adattarsi ai repentini cambi climatici, così in un mondo Digitale noi umani non abbiamo tempo per ADATTARCI ai cambiamenti globali: fino a ieri viaggiavamo in un nuovo paese e potevamo osservare comportamenti per noi inspiegabili, oggi veniamo catapultati dall’iper-connettività in spazi virtuali che ci obbligano a relazioni immediate (email, conference call, skype, social, chat, …) con persone che non abbiamo mai conosciuto dal vivo e paesi che non abbiamo mai visto.

Come facciamo quindi a digerire il fatto che in India o Giappone il dondolare della testa non è indicazione di consenso o dissenso, ma semplice ascolto rispettoso? Non lo facciamo, e quindi andiamo fuori strada, sbattendo in buche profonde, che i migliori ammortizzatori non attutiscono per molto.

In questo millennio la NOW Economy impone a leader e team di sviluppare nuove “intelligenze” per saper navigare la multiculturalità globale che impera fuori dalla provincia.

***

Erin Meyer, discepola del famoso antropologo Geert Hofstede, ha sviluppato un suo modello di Intelligenza Interculturale estremamente potente e concreto, pur in un testo di non agevole accessibilità (troverete pochissime immagini), The Cultural Map (2016). Il modello è stato sviluppato in seno alla prima Business School europea, l’INSEAD di Parigi.

Ecco il dilemma in sintesi: come solcare l’Oceano, abituati alle onde del Mediterraneo, senza cadere da un lato in nuovi stereotipi e dall’altro rispettando l’unicità di ogni singolo individuo?

Non è facile, ma voi andreste oltre lo stretto di Gibilterra con una bagnarola improvvisata? Occorre attrezzarsi seriamente se si vuole tracciare una rotta da ripetere con successo.

Ciascuna cultura ha dei trend dominanti in vari ambiti: bisogna conoscerli e poi decidere cosa fare con tali informazioni (questa è Consapevolezza, da cui la Strategia che spesso langue, anche in aziende top).

Riassumo quindi gli ambiti chiave, cardini del modello, in base ai quali sono state studiate le culture dei vari paesi, intervistando moltissimi manager e leader in un lungo lasso di tempo:

  1. Comunicazione: più o meno esplicita, chiara, assertiva (in gergo low context)
  2. Valutazione: come dare un feedback ai vs collaboratori
  3. Persuasione: secondo uno schema deduttivo (che parte dai principi) o induttivo (che parte dai fatti)
  4. Leadership: egalitaria vs gerarchica
  5. Decisioni: top-down o meno
  6. Fiducia: costruita sulle relazioni o su specifici compiti
  7. Disaccordo: espresso o evitato
  8. Programmazione: lineare o flessibile

Sapere che nel prossimo meeting la nostra cultura (supponendo sia Israeliana) ha la seguente mappa tendenziale rispetto a quella dei nostri interlocutori Russi ...

… ci dice che su alcuni aspetti saremmo allineati e su altri molto probabilmente no (persuasione e leadership in primis). E saperlo prima ci permette di decidere come agire per minimizzare i rischi.

Quindi sono le differenze relative che ci interessano, non i giudizi (e pre-giudizi) assoluti.

Ma se poi il team è multiculturale (ovvero vi sono più di due culture che si confrontano allo stesso tempo)? Come fare a gestire casi del genere? Questa sarebbe la mappa:

***

Qui mi limito a darvi alcuni spunti presi dal testo consigliato, quindi mi concentro sulla LEADERSHIP, tema a me molto caro: cosa mi dite se la vostra sana abitudine di leader che da noi va al lavoro in bici, in Cina viene vissuta come una grave mancanza di rispetto nei confronti del Team e dell’azienda cinese che vi ha assunto? Cosa fare in tal caso?

O se da bravi paroni vi ritrovate in Svezia attorno ad una tavola dove non capite neppure chi sia il capo di controparte, perché sembra di stare al bar dello sport, tutti informali e senza alcuna gerarchia?

Ecco un’altra utile mappa che posiziona i paesi in funzione del loro modello dominate di leadership (egalitaria o gerarchica, quasi a riprodurre il celebre antagonismo tra uguaglianza e libertà):

Notate come i paesi europei risultino sparsi, con grandi differenze tra loro, frutto di precisi percorsi storici.

Oppure guardate la mappa risultato di anni di studi lungo l’asse Persuasione:

I due estremi sono: schema dominante deduttivo (che parte dai principi, la teoria) o induttivo (dai fatti). Date un’occhiata dove si colloca l’Italia e dove sono gli Stati Uniti …

E infine osservate l’asse Comunicazione, fondamentale per il Leader:

L’Italia sta nella metà di destra, ben lontana da USA, ma anche da Cina e Giappone: rispetto ad un americano la nostra comunicazione è molto più complessa (livelli sottointesi), ma rispetto a un Cinese è molto semplice e chiara. Tutto dipende da chi sono i nostri interlocutori …

E che ne dite se usassimo il modello per mappare le culture aziendali e raffrontarle:

Interessante, no?

Insomma, la carne al fuoco è veramente tanta.

Si tratta oggi di sviluppare qualcosa di cui poco ci hanno parlato a scuola, una sorta di Quoziente Inter-Culturale (CQ), che va ben oltre il quoziente intellettivo (IQ), affiancato da un impellente quoziente Digital (DQ), di cui vi parlerò in altro articolo.

E’ proprio qui che risiede il fascino delle nuove sfide del terzo millennio.

Imparare a navigare in un mondo a 5 dimensioni, essendo Globalizzazione e Digitale i due nuovi assi in cui tutti ci ritroviamo a vivere su questo pianeta … almeno finché Elon Musk non ci porterà su Marte!

Roba per leader ed imprenditori che amano l’avventura … e che non soffrono il mal di mare.

Buon allenamento per il vostro prossimo viaggio

All Posts
×

Almost done…

We just sent you an email. Please click the link in the email to confirm your subscription!

OKSubscriptions powered by Strikingly